A chi si rivolge e come è strutturata la prima visita dell’ambulatorio di psicologia in Sanitas?
Quali consigli può dare a chi è incerto se rivolgersi o meno allo specialista psicologo?
La pandemia da Covid è stata pesante sul piano psicologico. Quale suggerimento può dare adesso che sembra sia al termine?

Risponde la dottoressa Federica Perolini, specialista psicologa di Sanitas.

 


 

A chi si rivolge e come è strutturata la prima visita dell’ambulatorio di psicologia in Sanitas?

L’intento dello psicologo è di intervenire sul comportamento dell’individuo affinché chi è in difficoltà possa ritrovare sé stesso e quella situazione di benessere di cui ha bisogno.

Il primo colloquio con lo psicologo si incentra nell’accoglienza del paziente. C’è un lavoro di anamnesi, ossia la conoscenza della storia del paziente che può essere clinica, personale e sul vissuto emotivo relazionale. E anche sotto l’aspetto farmacologico, per sapere se il paziente ha una terapia in atto.

E poi, io personalmente, chiedo al paziente di presentare il bisogno, di illustrarmelo.

Insieme si cerca di circoscrivere la situazione e si programma un progetto da attuare insieme, che prenderà corpo man mano che gli incontri avvengono.

 

La pandemia da covid è stata pesante sul piano psicologico. Quale suggerimento può dare adesso che sembra sia al termine?

L’isolamento e la solitudine dovute allo stato pandemico hanno acutizzato le nostre fragilità e l’individuo si è sentito sempre più inadeguato, tendendo a chiudersi a livello emotivo personale, non solo perché costretto dal lockdown.

Ecco che l’ambito psicologico va spostato verso una rieducazione sociale. Una socialità che investe in prima persona l’individuo, per poi aprirsi verso gli altri. Possiamo ripartire da noi, definendo degli obiettivi. Programmare un elenco di priorità da conseguire durante la giornata e darsi un percorso. Gli obiettivi devono essere realizzabili, molto concreti. Niente di trascendentale, anzi, ma obiettivi concreti e misurabili così l’individuo può “sentire” i successi che riesce ad ottenere.

Un altro suggerimento è fermarsi e domandarsi quali sono le cose che ci fanno stare bene e ripartire da quelle. Potrebbe essere un’attività fisica, stare con amici, leggere, riprendere hobby, programmare viaggi o anche solo gite fuori porta.

 

Quali consigli può dare a chi è incerto se rivolgersi o meno allo specialista psicologo?

L’individuo dovrebbe interrogarsi su come sta. Il primo campanello d’allarme, da non sottovalutare, è lo stato di chiusura. Quando una persona si accorge che va al lavoro malvolentieri e, altrettanto malvolentieri entra in relazione con altri, vuol dire che si sta sbilanciando verso una situazione di chiusura; una situazione “pericolosa” perché non ci permette il confronto con gli altri.

Il cervello umano che per natura ha bisogno di risposte, se le dà comunque e finisce che i nostri pensieri si autoalimentano. Non avendo il confronto, le risposte sono comode, viziate e non portano a uno stato di benessere.

La psicologia si rivolge alle emozioni, alle difficoltà di gestire e vivere le emozioni. In quanto tale deve essere vista come una risposta naturale, come andare da un ortopedico per un problema alle articolazioni.

Dunque perché non cercare di confrontarsi con qualcuno, che possa dare un punto di vista diverso? Un punto di vista più oggettivo perché non coinvolto dalle emozioni in prima persona. Allo stesso tempo rivolgendosi a un professionista che ha i mezzi e le competenze per una diagnosi.

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